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Dai Volontari alla nascita del Corpo Nazionale

Si ringraziano Alessandro MELLA e Alessandro FIORILLO, autori dei testi, per aver collaborato con ANVVF

Dai Volontari alla nascita del Corpo Nazionale

Sul finire degli anni’30 il prefetto Alberto Giombini aveva preso in mano quel Corpo Nazionale Pompieri istituito nel 1935 come embrione del futuro Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Egli aveva il compito di coordinare questo passaggio nel modo più indolore ed efficiente possibile.

La prima cosa importante era stabilire organici e distribuzione dei reparti.

Le città capoluogo ospitavano in genere Corpi Pompieri di tipo permanente alle dipendenze prima delle amministrazioni comunali poi per un breve periodo di quelle provinciali.

Tali corpi erano ovviamente destinati ad assumere il controllo a livello provinciale del servizio.

In altri grandi centri non capoluoghi esistevano corpi permanenti simili che per importanza della zona e degli insediamenti dovevano necessariamente restare tali inseriti come distaccamenti permanenti alle dipendenze del Corpo capoluogo.

Tuttavia tale situazione non consentiva una vera capillarità e Giombini decise di utilizzare la grande risorsa costituita dalle centinaia di corpi volontari più o meno piccoli sparsi per tutta l’Italia soprattutto nel nord anche in centri lontani, piccoli e difficili da raggiungere.

Fu per tale motivo che egli concepì le due componenti del corpo, quella permanente e quella volontaria integrando in modo innovativo ed avveniristico il concetto di volontariato nei corpi dello stato.

Tutte le sedi volontarie ed il relativo personale furono quindi inseriti nel Corpo Nazionale.

Qui è necessario smentire un luogo comune, in passato si diceva a scopo propagandistico che i volontari fossero stati danneggiati da tale passaggio.

Cioè è notevolmente falso, mai come nel periodo che va dal 1938/39 al 1945 il personale volontario ebbe tanta considerazione soprattutto fino al 1940/41.

Mano a mano tali sedi ricevettero mezzi ed attrezzature come mai avevano avuto negli anni della gestione comunale in cui le scarse finanze dei comuni non permettevano molto lusso.

Per il personale volontario erano disposti corsi di formazione e lo stesso accedeva senza difficoltà ad ogni altro corso disposto per il personale permanente.

Basti pensare che alcune sedi di specialisti delle “Squadre di Montagna” erano costituite interamente da personale volontario (cito ad esempio Ulzio e Bardonecchia ma ve ne furono altri) che prese parte ai due corsi di Limone Piemonte (CN) presso il 28° Corpo del 1940 e di Campo Imperatore sul Gran Sasso (AQ) presso il 5° Corpo nel 1941.

Snello era anche l’avanzamento ai gradi superiori ed a tale scopo nel giro di un paio di anni furono costituiti diversi corsi per allievi sottufficiali volontari con relativi corsi di aggiornamento e per gli ufficiali volontari.

Il personale volontario era poi inserito nel caso, nelle squadre dei corpi alle volte anche con mansione di autista e capopartenza se graduato.

Basta poi sfogliare le cronache dell’epoca per leggere come il personale volontario fosse spesso citato e prendesse parte attiva a tutte le attività dei corpi tanto da essere inserito nei contingenti che presero parte al Primo Campo Nazionale dei Vigili del Fuoco a Roma nel 1939 ed al Secondo del 1940 sospeso all’ultimissimo minuto per esigenze belliche.

I Vigili Volontari facevano parte insieme al personale permanente anche dei numerosi gruppi sportivi dei VVF che erano sorti in seguito ad un accordo della Direzione Generale dei Servizi Anticendi con il CONI fortemente voluto dal Prefetto Giombini, accanito sportivo che ebbe il merito di infondere nel neonato corpo nazionale la cultura dell’attività sportiva ed agonistica.

Si può quindi notare che tale personale non era mai emarginato dalla vita del proprio corpo provinciale ed anzi vi partecipava in modo attivo grazie alla diffusa concezione di unità e cameratismo che nel corpo nazionale era regola in ogni componente.

Nel 1940 quindi i volontari partecipavano attivamente al soccorso sul territorio nazionale con modalità simili a quelle odierne.

Vi è poi da ricordare che gli stessi organici dell’epoca prevedevano la presenza di personale volontario in tutti i corpi d’Italia ed anche nei corpi del Sud la presenza di volontari era notevole come a Foggia dove gran parte dei membri del 32° Corpo erano volontari (che ebbero anche un caduto Francesco Paolo Colicchio caduto con il Vigile Scelto permanente Attilio Rinaldo nel 1943).

Tuttavia è nel Giugno del 1940 che essi furono chiamati a dare il grande contributo in uomini e mezzi.

Il 10 di quel mese l’Italia uscì dalla non belligeranza. La Germania aveva disintegrato in meno di un mese l’esercito francese (all’epoca ritenuto l’invincibile armata di Verdun) tra lo stupore generale. L’Inghilterra aveva paura ed ormai la fine della guerra pareva vicina.

Il giorno successivo Torino e Genova provarono per la prima volta il dramma del bombardamento.

Si evinse subito che la portata del dramma sarebbe stata grande. La DGSA autorizzò quindi l’immediato richiamo in servizio continuativo del personale volontario per sopperire alle necessità sopravvenute.

Dai distaccamenti volontari i capi dovettero selezionare una parte di personale da rendere disponibile per il comando del corpo ed una parte da trattenere presso la propria sede per garantire il soccorso nelle proprie aree.

Inizialmente i richiami furono periodici poi diventarono a periodi indeterminati.

Furono migliaia i vigili che presero servizio e non ne videro la fine che alla fine del conflitto.

Il personale volontario richiamato non fu però sufficiente e si ricorse all’arruolamento dei civili con la qualifica di Vigile Volontario Provvisorio, in forza cioè fino alla fine della guerra alla fine della quale poterono scegliere tra il congedo od il transito nei quadri ordinari del personale volontario.

Moltissimi per risparmiarsi la guerra al fronte o per trovare rifugio aderirono soprattutto nella RSI in quanto guardati con discreto rispetto anche delle Forze Armate Tedesche.

L’impiego di tale personale consentì di dare un po’ di fiato ma le difficoltà, le ore sotto le bombe, gli incendi, le macerie, la polvere ed il dramma tutto mise a dura prova i Vigili del Fuoco.

I richiami furono intensi anche per gli ufficiali volontari che divennero un incredibile supporto per i corpi integrando i quadri ufficiali e ricoprendo spesso l’incarico di Comandante come l’Ing. Battara a Zara, il Geom. Stornelli a Sassari e diversi altri.

Per mesi e mesi il personale misto garantì il soccorso nelle circostanze più estreme fianco a fianco volontari e permanenti per l’unico ideale del soccorso.

Quando l’armistizio del drammatico 8/9/1943 spaccò il paese il Corpo rimase fisso al suo posto.

Si aprì l’era delle contrapposizioni violente, della guerra civile e fratricida.

I VVF mantennero fede ai propri doveri e mai li trascurarono pur tra singole inevitabili scelte di campo.

Una parte di loro si schierò apertamente con il regime e con il risentimento per la fuga del Re e di Badoglio dopo un armistizio infamante, un'altra parte si schierò con la resistenza e con la voglia di cambiamento.

Mai però questo pesò sul soccorso e le due “idee” convissero nel corpo tenendo insieme persone dalle ideologie contrapposte in nome della propria missione per la gente.

Ed in nome di questa missione tanti sacrificarono la propria esistenza.

Qui anche, si misura la grandezza dell’opera del Giombini, nella tenuta del corpo, nella responsabilità del suo personale che consapevole delle grandi responsabilità che gravavano su di esso seppe tenere fuori dalle caserme la drammatica contrapposizione ideologica del popolo italiano impegnato in una drammatica lotta feroce e bestiale.

Alla fine del conflitto iniziarono i ritorni a casa. Mano a mano le migliaia di Vigili Volontari furono smobilitati e rinviati alle proprie sedi.

Con apposito decreto una parte di loro resterò in servizio ancora per un breve periodo di transizione fino al 1946.

Al loro ritorno ai distaccamenti d’origine, i Vigili Volontari reduci della guerra nel “fronte interno” divennero gli artefici della gran rinascita dei distaccamenti volontari del corpo grazie alla loro esperienza umana e professionale.

La maggior parte di loro restò in servizio fino agli anni’60 portando professionalità ed esperienze uniche che saranno elementi di formazione per le future generazioni di pompieri.

La loro grande eredità è spesso oggi dimenticata da tutti noi, eppure essa rappresenta una dimostrazione di dovere incredibile e prova una volta di più come il Corpo Nazionale deve e può restare unito e granitico superando con intelligenza e buon senso ogni barriera ideologica e di categoria.

Alle volte il futuro si legge anche nel passato, ed oggi i Vigili del Fuoco proiettati verso il futuro possono nelle proprie pagine di storia trovare spunti per questo nuovo coinvolgente futuro che sarà ancora senz’altro ricco di prove ed avventure da superare, con quell’entusiasmo e quella forza morale a cui noi sappiamo attingere.

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