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1900 Civici Pompieri

Si ringraziano Alessandro MELLA e Alessandro FIORILLO, autori dei testi, per aver collaborato con ANVVF

[…] Agli inizi del 1900 i servizi antincendi italiani si basavano sui singoli corpi di Civici Pompieri diffusi principalmente al centro nord ed in misura di gran lunga minore nel mezzogiorno con grande disparità di forze.

I corpi delle grandi città erano occasionalmente ma non sempre di tipo “permanente” mentre il resto dei corpi era costituito su base volontaria.

L’efficienza di tali corpi era di gran lunga discutibile a causa delle difficoltà delle amministrazioni comunali nel mantenere e sostenere gli stessi.

Quasi tutti quelli di “provincia” erano ancora negli anni ’30 muniti d’anacronistiche pompe a mano salvo casi rari e sporadici.

Il grande impegno del personale permise comunque, seppur tra mille difficoltà, di soccorrere le popolazioni.

Si arrivò però spesso alla necessità di inviare i corpi permanenti delle grandi città in provincia con grossi problemi a causa delle differenze di dotazioni ed attrezzature.

Bastavano tubazioni di diametro differente per rendere difficoltoso un intervento.

In questo clima nel 1908 si svolsero i soccorsi lunghi e difficili nel terremoto Calabro Siculo che dimostrò l’inefficenza dei corpi comunali privi di un ente in grado di guidarne l’azione collettiva in caso di calamità.

Tale disagio fu sperimentato dal Regio Esercito nei primi anni ’30.

Furono proprio queste problematiche legate all’eterogeneità del servizio a far nascere un movimento d’opinione che sosteneva la necessità di creare un organo centrale in grado di garantire il soccorso tecnico urgente e la difesa civile come solo i Vigili del Fuoco sanno ed hanno saputo fare.

In questo senso fu costituita nel 1910 un’apposita commissione con Regio Decreto per affrontare la questione. […]

 

[…] Nei primissimi anni ancora si vedeva in giro qualche alto elmo con cimiero di ispirazione napoleonica come dimostrano ad esempio le foto dei Civici Pompieri di Roma alla sepoltura di Re Umberto I° assassinato proprio nel Marzo 1900 a Brescia dall’anarchico Gaetano Bresci.

Da lì a poco ebbero modo di avere notevole diffusione varie tipologie di elmi aventi per lo più il nome della città di concepimento.

Andava in Italia soprattutto di moda l’uso del cuoio rifinito con parti ottonate ed in misura minore l’ottone od il metallo per le calotte dei modelli da incendio.

Erano invece in cartone o feltro gli elmi da parata che ebbero diffusione minore ed erano commisionati da personale od interi corpi benestanti per essere utilizzati in parate e marce al posto del più pesante (e spesso logoro) elmo da intervento.

Dopo la fine della grande guerra un uso discontinuo fu fatto anche degli Adrian M15 di produzione francese (riconoscibili soprattutto per la nervatura attorno alla calotta) o M16 di fattura italiana, alle volte ritinteggiati altre lasciati nelle tinte originali e guarniti con fregi metallici o dipinti a mano.

Gli elmi in cuoio furono i più diffusi ed utilizzati nelle varie versioni soprattutto il modello “Milano”.

La calotta e la tesa di questi elmi distinguibili soprattutto per la forma era in cuoio in colore nero.

Il crestino ed il bordino che correva lungo la visiera ed il paranuca erano in genere in ottone o metallo dorato di varie fogge così come il fregio le cui varianti sono descritte nel terzo capitolo. Sempre in ottone erano quando presenti le rifiniture dei fori di ventilazione disposti uno per lato sulla calotta ai lati della cresta.

Il soggolo e le imbottiture (composte da cuscinetti disposti in circolo e chiusi da una fettuccia annodata) erano quasi sempre in pelle o cuoio o in alcune versioni autarchiche in cartone pressato.

I sottufficiali aventi mansioni di capo squadra portavano ai lati del copricapo delle rosette a forma di testa di leone.

Gli ufficiali in genere avevano un soggolo molto più elaborato, in cuoio ricoperto di scaglie ottonate simili per foggia ad un armatura d’ispirazione medievale.

Fronde di quercia od alloro in ottone potevano essere applicate all’elmo.

Tuttavia tale situazione era spesso meno utilizzata nel caso dell’elmo Milano in favore di una variante di elmetto destinata ai signori ufficiali di superba fattura.

In genere le caratteristiche erano molto simili per tutti i modelli che variavano soprattutto in virtù della forma.

Ma a livello spesso di piccole comuni e realtà furono in uso anche elmi in ottone che riprendevano per forma soprattutto quelli francesi tipo 1885 e quelli provenienti dalla Germania che aveva in uso elmi ottonati in vari Land soprattutto la Baviera.[…]

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